Buone pratiche e capitale sociale

Buone pratiche e capitale sociale

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Il fulcro attorno al quale ruota il volume è la tesi secondo cui la qualità dei servizi alla persona e la possibilità di considerarli pratiche «buone» dipendono dalla capacità di generare e rigenerare il capitale sociale degli utenti e delle loro reti di relazioni. Secondo la prospettiva della sociologia relazionale, il capitale sociale consiste di relazioni reciproche basate sulla fiducia e sulla cooperazione, che siano un bene in sé e non un mero strumento per raggiungere altre finalità. Tali caratteri specifici rendono più probabile che esso si generi nell’ambito delle organizzazioni di privato sociale in cui i soggetti agiscono generalmente sulla base di uno spirito solidaristico e prestano un aiuto che è centrato sulla relazione di fiducia tra chi eroga il servizio e chi lo riceve. Al contrario, è difficile che si sviluppi capitale sociale nelle organizzazioni pubbliche o di mercato che erogano servizi standardizzati e nelle quali il ruolo prevale sulla persona che lo ricopre e il legame tra le persone è di tipo funzionale e strumentale. Attraverso l’analisi dei risultati di due ricerche – sui Centri di Aggregazione Giovanile pubblici e di privato sociale del comune di Milano e sull’Affido professionale della Provincia di Milano – l’ipotesi di partenza viene solo in parte confermata: il capitale sociale può anche essere l’effetto inatteso di azioni promosse da soggetti pubblici che riescono, attraverso una strategia partecipativa, a innescare il lavoro delle reti sociali. Viceversa può stentare a incrementarsi laddove i soggetti di privato sociale non riescono a promuovere in modo pieno l’empowerment dei destinatari dei propri servizi.

Publication date
May 10, 2012
Publisher
Collection
Page count
165
ISBN
9788879165631
Paper ISBN
9788879164115
File size
14 MB

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